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Progetto “SAURO 100″: un viaggio in barca a vela per 100 porti per 100 anni di Storia.

Conferenza: “Nazario Sauro e la grande guerra sul mare”.

Venerdì 2 Febbraio, ore 09.30 – Aula magna I.T. settore economico “A. LUCIFERO“. Dopo i saluti del D.S. Girolamo ARCURI, relazionerà l’Ammiraglio Romano SAURO,  autore del libro “Nazario SAURO Storia di un Marinaio”. Un ringraziamento speciale è d’obbligo nei confronti della Lega Navale di CROTONE, nelle persone del Presidente dott. Giovanni PUGLIESE e del dott. Gianni LIOTTI, sia per i rapporti amicali instaurati, sia per aver scelto l’I.I.S. CILIBERTO-LUCIFERO per ospitare quest’importante incontro culturale. I ragazzi del biennio Nautico conosceranno dalla viva voce del nipote Romano, le gesta dell’Eroe immortale Nazario SAURO, che affrontò virilmente il patibolo, per affermare l’ideale supremo cui aveva ispirato l’intera sua parabola terrena: la Libertà. Il Sommo Vate Gabriele D’ANNUNZIO, quando venne a conoscenza dell’impiccagione e delle ultime lettere indirizzate al figlio Nino e alla moglie Nina, volle onorare la memoria del patriota ed esaltarne la figura, in quanto martire – cioè testimone coerente – dei suoi ideali usque ad mortem.

« Caro Nino,

tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d’italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l’ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione. Papà. Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre. »

(Nazario Sauro, Venezia, 20 maggio 1915 – Lettera testamento ai figli)
« Cara Nina,

non posso che chiederti perdono per averti lasciato con i nostri cinque bimbi ancora col latte sulle labbra; e so quanto dovrai lottare e patire per portarli e lasciarli sulla buona strada, che li farà proseguire su quella di suo padre: ma non mi resta a dir altro, che io muoio contento di aver fatto soltanto il mio dovere d’italiano. Siate pur felici, che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere. Cara consorte, insegna ai nostri figli che il loro padre fu prima italiano, poi padre e poi uomo. Nazario. »

(Nazario Sauro, Venezia, 20 maggio 1915 – Lettera testamento alla moglie Nina)27605720_10213692877349358_90031057_o22048029_10212736740206527_2514583041071867566_o
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